èStoria 2017 - Sarà un Paese - ACT1 - BLOG di Alessandra Nardon - Act 1

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èStoria 2017 - Sarà un Paese

Act 1
Pubblicato da in Parliamo di scuola ·
Tags: èStoriaCampiotti
Nell’ambito del “XIII Festival internazionale della Storia èStoria” di Gorizia, per gli alunni delle scuole secondarie di primo grado dell’Isontino, è stato proiettato il film “Sarà un Paese” di Nicola Campiotti.
Il lavoro è costruito su molte metafore, sulla giustapposizione di immagini che mutuano il loro significato una dall’altra ed è ben fatto dal punto di vista tecnico: suggestive le immagini, significativi i piani di ripresa con i dettagli sui primi piani, evocativi i campi lunghissimi delle scene in esterno, efficaci i controcampi delle parti dialogate. Le varie parti di cui è composto sono state montate in modo da dare dinamicità al racconto senza perdere la chiarezza del contenuto; la sceneggiatura gode di freschezza e spontaneità che si avvantaggiano anche dall’uso della presa diretta.
Il film, che è a metà tra la finzione e il documentario, offre molti spunti di riflessione. Forse troppi, a dire la verità, tanto che è piuttosto difficile riassumerne la trama in un breve spazio senza il timore di dimenticare particolari importanti.
Il filo conduttore di tutto il racconto è l’alfabeto come strumento per creare il linguaggio e le diverse situazioni proposte dalla trama sono scandite dalla lettera che ne rappresenta l’iniziale. Ma c’è anche un significato più profondo: attraverso le immagini evocate dalle Sibille di una realtà fatta di parti interconnesse e mai risolte in entità separate, viene suggerita la funzione comunicativa del linguaggio che crea un legame tra le persone ed è l’elemento fondante di un mondo in cui la parola confini non ha alcun senso.
Cogliendo il pretesto di una recita scolastica in cui viene messo in scena il peregrinare di Cadmo, l’eroe fenicio che secondo la mitologia avrebbe introdotto in Grecia l’alfabeto, si dipana il viaggio di due fratelli attraverso una parte del nostro Paese. Cadmo va in cerca della sorella Europa rapita da Zeus, il bambino Elia e suo fratello vanno alla ricerca di storie di persone comuni. Un viaggio insomma attraverso una quotidianità spesso ferita perché ciò che viene raccontato sono principalmente situazioni dolorose ma anche attraverso momenti complessi della contemporaneità come il richiamo alla pacifica convivenza delle diverse religioni o la ricerca della propria identità da parte del ragazzo egiziano che, nato nel nostro Paese, rivendica la sua italianità e non viene compreso dalla madre per la quale l’Italia è sempre un paese straniero.
Insomma ci sono tante cose, tante prospettive da cui interpretare il presente e sembra che non sempre l’argomento del linguaggio riesca a tenerle assieme. Forse un elemento di unione può essere trovato nella metafora della mitologica Europa che viene rapita e si perde e che sembra trovare una corrispondenza nei giudizi finali che ragazzi di diverse nazionalità danno dell’Europa intesa nel suo significato geo-politico. La ricerca di Cadmo fallisce, le osservazioni dei ragazzi lasciano degli spazi di interpretazione. Se questa fosse una chiave di lettura, tuttavia, perché limitare il viaggio all’Italia? Se non è così, quale significato dare alle ultime scene? I ragazzi, sottotitolati perché parlano lingue diverse, sembrano contraddire l’idea del linguaggio come elemento unificatore.
Vi è poi un’altra fragilità che forse precede le altre e riguarda il messaggio che si vuol dare. Si coglie chiaramente lo sforzo, più che condivisibile, di chiamare in causa la responsabilità del singolo come parte della società per il miglioramento della società stessa (già il titolo allude a una “rinascita”) ma nel film vengono proposte anche situazioni che non sono in nostro potere cambiare, che superano l’impegno personale, come ad esempio la scena in cui il bambino tenta di fermare i giovani che vanno a cercare lavoro all’estero. Questa sovrapposizione di piani confonde il messaggio e fa sentire impotenti perché fissa l’attenzione più sulla denuncia che sulla proposta.
Tra i temi affrontati quello dell’identità culturale e della convivenza tra persone di diversa origine mi è sembrato quello più forte da “giocare” con degli adolescenti. Perché è proprio uno di quei comportamenti che sta in ognuno di noi adottare o rifiutare e sui quali l’educazione e la scuola possono e devono avere un ruolo fondamentale. E in questo senso mi sembra di poter interpretare come perfettamente coerente il trait d’union rappresentato dal linguaggio.
Non so come sia stato compreso il film dai ragazzi, non ho ancora avuto occasione di parlarne con loro ma di sicuro lo farò nei prossimi giorni. Anche perché, come ho detto, di occasioni per riflettere il film ne ha fornite molte. E indubbiamente, sotto questo profilo, la proiezione è stata piuttosto stimolante.



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