Appunti di viaggio n. 10 - Imbarco per Citera - ACT1 - BLOG di Alessandra Nardon - Act 1

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Appunti di viaggio n. 10 - Imbarco per Citera

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Pubblicato da in Impressioni di viaggio ·
Tags: CiteraWatteauBaudelaireAfroditeGreciaappunti
Il viaggio a Citera risale a molto tempo fa; l’idea di andarci, la suggestione che nasce nella mente e che spinge a partire, a molto prima.
Dal mito viene la prima esigenza di vedere, conoscere, sapere. Citera è l’isola di Afrodite e con Cipro si contende i natali della dea.
Nel sonetto "A Zacinto", Foscolo definisce lo Ionio “il greco mar da cui vergine nacque, Venere”; così come Zante, Citera è un’isola ionica, ma si trova nella parte orientale di quel mare, al confine con l’Egeo, a sud del Peloponneso. Ѐ una piccola massa rocciosa che emerge, con le sue calette di sabbia, da acque smeraldine. Brulla per la maggior parte ma sulla sua sommità c’erano boschi di conifere presidiati (al tempo, adesso non so, l’ho detto: ne sono passati di anni) da squadre di pompieri pronti a intervenire alle avvisaglie di fuochi che, a giudicare dagli arbusti inceneriti intorno, quell’anno dovevano essere stati frequenti.
Ma il viaggio è appunto prima, nella testa, nell’immaginare il che e il come osservando un quadro: "Il Pellegrinaggio a Citera", che avevo visto forse distrattamente al Louvre ma che poi sono andata a cercare nei miei libri d’arte. Nella fantasia di Antoine Watteau, l'autore del quadro, i personaggi sono immersi in una rigogliosa natura, la gran parte di essi sparpagliati sulla riva in una sorta di processione che giustifica il titolo; altri, un po’ discosti, impegnati nel gioco del corteggiamento sotto un grande albero, forse una quercia. Su tutto, a destra, in posizione discreta ma vigile, l’erma della dea circondata da rose che ne avvolgono il basamento. Dietro al corteo s’innalza la figura del battelliere, a torso nudo, nello sforzo del compito che si accinge a fare. Partenza o ritorno? I vacanzieri attendono l’imbarco o sono reduci dal viaggio sull’isola? Nella seconda versione del quadro, conservata a Berlino, ogni dubbio sembra essere fugato già dal titolo, “Imbarco per Citera”. Rispetto all’opera del Louvre l’erma sulla destra è una statua di Venere dalle movenze sinuose ed è circondata da amorini; dietro ai passeggeri, sullo sfondo, emerge l’albero di una barca con le vele e una bandiera sul pennone a significare che l’imbarco è prossimo. Il gioco d’amore si fa più complesso, coinvolge più villeggianti e intorno, nell’aria, gli amorini intrecciano girotondi: l’atmosfera è più rilassata per questi personaggi, forse per l’idea dell’imminente partenza, e la loro mollezza contrasta con l’eccitazione degli altri sulla riva.
Ma forse non sono state quelle immagini a invitarmi sull’isola e, a pensarci bene, il cromatismo del quadro non prefigura l’abbagliante brillantezza del paesaggio greco, senza dubbio non ne rende ragione. Forse ad attirarmi è stata la distopia di una poesia di Baudelaire, "Un Voyage à Cythère", il cui senso, ambiguo e problematico, suscitava la curiosità di vedere quale fosse realmente la realtà di una terra così tanto immaginata. L’isola, comunemente apprezzata per la sua natura (belle île aux myrtes verts, pleine de fleurs écloses), viene descritta dal poeta come triste e nera (Quelle est cette île triste et noire? – C’est Cythère) e non è più che un terrain des plus maigres, un désert rocailleux  tormentato da aspre grida. L’attenzione di Baudelaire, appressandosi all’isola, viene attirata da una forca da cui pende un corpo in parziale decomposizione e nel quale il poeta paventa l'immagine di se stesso: “nella tua isola, oh Venere! ho trovato soltanto il simbolo di una forca issata da cui pendeva la mia immagine…” (Dans ton île, ô Venus! Je n’ai trouvé debout/Qu’un gibet symbolique oú pendait mon image…)
O forse il mio "primo viaggio" a Citera è continuato in quelle tante gocce d’acqua che si aggregano e si ingrossano a formare un’onda, si alzano, travolgono, si acquietano ne l’Isle joyeuse di Claude Debussy che come il mare mi ha attirato nel suo mistero.
Così sono partita, per il secondo viaggio, avendo già nella mia mente consumato il primo.



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