BLOG - Act 1

Vai ai contenuti

Ah, questi genitori!

Act 1
Pubblicato da in Parliamo di scuola · 22 Luglio 2019


Naturalmente ogni scelta è soggettiva e la responsabilità è sempre personale. Per questo parlare per categorie, semplificare con la pretesa di trovare dei tratti comuni non è un buon modo di ragionare. Si diventa superficiali. Eppure, eppure a volte lo si fa. Prendiamo per esempio i genitori o, meglio, i genitori nella scuola. Ce ne sono di attenti e collaborativi, pronti a cercare una soluzione comune al problema che sta loro più a cuore in quel momento e cioè la formazione del proprio figlio ma sembrano essere dei tipi fuori moda, quelli che oggi vanno per la maggiore sono invece molto meno collaborativi e molto più inclini a considerare la categoria degli insegnanti, tutti gli insegnanti, come la parte contraria a cui ci si deve per forza opporre. La casistica è molto varia, incominciando dal genitore che si dà tanto da fare per dimostrarsi partecipe ma riduce questo suo impegno alla fase verbale e i suoi rimangono solo propositi; poi c’è il genitore che ritiene che il proprio figlio sia sempre trattato ingiustamente rispetto ai compagni, dei quali sa vita morte e miracoli e soprattutto sa che voto dare ad ognuno di essi; un altro “classico” è il genitore che studia con il figlio ma che, soprattutto, lo interroga e non si capacita di quel voto che gli è stato messo perché “sapeva tutto” e “non è possibile”; infine c’è quello che, più genericamente, “è sempre colpa degli altri” precisando però che non difende mai il proprio figlio, ma…
 
E, in tutto questo, chi sbaglia è sempre l’insegnante, anche se non te lo dicono apertamente come quella madre che, al primo anno di scuola media del figlio, si è premurata di inviare al preside una lettera per il consiglio di classe in cui delineava i principi didattici e le strategie che gli insegnanti avrebbero dovuto seguire nella classe del ragazzo. Oppure come la madre “competente”che si lamenta del 6 in filosofia del figlio perché lei è consulente e scrive per delle edizioni scolastiche e si inoltra in complicate spiegazioni docimologiche, lasciando il sospetto che più del voto le interessi far sapere della sua attività. Ma quelle sono mamme illuminate!

Di solito le lamentele sono meno argomentate: si contestano i voti delle verifiche, come ho già detto, le note, i voti d’esame, perfino i rimproveri che non andrebbero mai rivolti ai propri ragazzi ma agli altri perché quelli sì sono un grande disturbo in classe… anzi, in quei casi la scuola è troppo blanda: perché non vengono presi provvedimenti esemplari? Ecco, soprattutto su questo ultimo punto l’organizzarsi in “gruppi”, il commentare sui social diventa per il genitore un’arma in più.

Ognuno vuole il meglio per i propri figli, questo è normale ed è quasi banale affermarlo, ma per molti i figli sono un progetto di vita che non può assolutamente fallire. Anche il successo o, viceversa, le difficoltà e l’insuccesso scolastico vengono vissuti come una propria conquista o una mancanza. Vengono proiettate sui ragazzi aspettative e frustrazioni proprie senza considerare che i figli non sono un’appendice ma hanno una loro individualità e prima o poi (meglio prima) si devono muovere con le loro gambe e assumersi le responsabilità di quello che fanno. Invece l’operato della scuola è sempre messo in discussione, il giudizio sempre appellabile; per chiedere “giustizia”non ci si rivolge più all’insegnante ma direttamente al dirigente, a volte addirittura all’ufficio scolastico quando non si decide di ricorrere alla giustizia amministrativa.



L’ho detto in apertura: non mi piace fare di ogni erba un fascio, ma sono sempre più frequenti le richieste da parte dei genitori di visionare le verifiche o le prove d’esame, va bene, è un loro diritto ma spesso è anche una implicita dichiarazione di mancanza di fiducia e di rispetto nell’operato degli insegnanti. E non solo. In questo modo si comunica ai ragazzi che c’è sempre papà o mamma che sistemerà le cose e non serve riflettere su ciò che si è fatto, non serve impegnarsi più che tanto, quello che conta è il risultato, comunque sia stato ottenuto. La scuola, insomma, è vista come antitesi nella contrapposizione di una dialettica immatura in cui ci si ferma ai due primi momenti senza giungere alla sintesi. E per sintesi qui si intende il processo di formazione dell’individuo che dovrebbe essere, invece, un obiettivo comune di famiglia e scuola.

Rileggendo questo mio scritto mi sono accorta di aver dimenticato una tipologia di genitore altrettanto comune, quello per il quale la scuola è una seccatura che prima o poi passerà, come quella mamma preoccupata per la sorte del figlio che, a due giorni dalla fine dell’anno, viene a chiedere se sarà bocciato. Cosa risponderle? Gli scrutini non sono ancora stati fatti e poi non dipende da un solo insegnante, i risultati verranno pubblicati solo all’inizio della prossima settimana… Lo sa, sa tutto ma il nonno ha promesso di portare il nipote con sé in crociera, come premio per la promozione, e la crociera parte proprio quel sabato…



Nessun commento

Created with WebSite X5
Torna ai contenuti