Appunti di viaggio n. 15 - I dolcetti del matrimonio - ACT1 - BLOG di Alessandra Nardon - Act 1

Vai ai contenuti

Appunti di viaggio n. 15 - I dolcetti del matrimonio

Act 1
Pubblicato da in Impressioni di viaggio ·
L’ospitalità tunisina è una delle cose che mi ha colpito di più visitando i paesi del Maghreb. Mi ero avvicinata a quel mondo con una certa titubanza ma anche con un grande desiderio di conoscere e di capire. Quando ci andammo i paesi africani che si affacciavano sul Mediterraneo erano un mondo per noi ancora molto lontano, esotico, ma già allora quella distanza era riuscita a ridursi attraverso dei gesti quotidiani, ai quali in altre situazioni non avrei dato peso ma che lì, in quel momento, mi sembrarono importanti. Tutto contribuì a farci sentire ospiti graditi: dal commerciante che, con un approssimativo “io guardo” e senza volere nulla in cambio, si era reso disponibile a sorvegliare la nostra moto mentre ci avventuravamo nella medina di Tunisi, ai ragazzi che, di ritorno dal deserto, ci offrirono da bere e da lavarci, ai dolcetti di quel matrimonio tunisino, di cui ricordo ancora il sapore.
Il dolce di marzapane e il profumo dei gelsomini sono le mie madeleine, le sensazioni che mi riportano alle notti del nord Africa e in particolare a quella notte, la notte del matrimonio tunisino.
Il giorno prima il venditore di tappeti nel suo atelier nella medina mi aveva invitato a sedermi su un letto, forse a quattro piazze, comunque enorme, sopravvissuto all’istituto della poligamia che, con un atto rivoluzionario per i tempi, era stata abolita in quel paese nel 1956. L’uomo me lo disse con una certa fierezza, con la convinzione di essere un moderno. Il suo scopo era quello di venderci un tappeto ma fu gentile, la storia ci piacque e quel tappeto è da trent’anni nel nostro salotto.
La sera in albergo c’era un matrimonio. Un’insolita cerimonia, probabilmente il culmine dei festeggiamenti che secondo la tradizione sembra durino più giorni in Tunisia e  che noi cercammo di spiare, non visti, dal balcone della nostra camera. La nostra discrezione però fu inutile perché fummo presto scoperti e ad un certo punto arrivò un cameriere con un vassoio di dolcetti, dono degli sposi, che evidentemente, loro sì, ci avevano visto molto bene. Colti sul fatto e con un po’ di vergogna dovemmo palesare la nostra presenza ai festeggiati.
La sposa stava su un trono, con un abito sfarzoso di cui il velo colorato, che le copriva parzialmente il viso, era un componente fondamentale. Piccoli pendagli dorati le scendevano sulla fronte e file di catene le incorniciavano il viso fino sul petto; sotto, il velo era sostenuto da un rinforzo circolare che rendeva la forma piatta sulla testa, in cima. Alle mani e ai polsi la sposa aveva anelli, bracciali, catenelle. Anche il marito le sedeva accanto ma, a differenza di lei, si alzava ogni tanto e si univa alle danze degli invitati. Era decisamente più libero, la donna invece era ferma, si lasciava “corteggiare” dagli invitati che le giravano intorno ballando e muovendosi, ogni tanto le si avvicinavano e la accarezzavano o indicavano i suoi vestimenti con gesti di ammirazione. Tutto sembrava ben orchestrato, le movenze erano obbligate eppure sincere. Come una pantomima, in cui ognuno aveva un ruolo e lo sosteneva con molta convinzione: la sposa veniva onorata dagli invitati nella sua posizione di privilegio.
Quel matrimonio per noi inusuale ci aveva colpito immediatamente e per questo ci eravamo attardati sul balcone a guardare, mai avremmo pensato di partecipare a quell’evento con dei dolcetti di marzapane che degli sconosciuti, nella loro felicità, ci offrirono.




Nessun commento


Torna ai contenuti