Appunti di viaggio n. 17 - L'Orto botanico di Padova - ACT1 - BLOG di Alessandra Nardon - Act 1

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Appunti di viaggio n. 17 - L'Orto botanico di Padova

Act 1
Pubblicato da in Impressioni di viaggio ·
Tags: OrtobotanicoPadovaGoethepalma
È una strana sensazione quella che si prova nel vedere come da molte parti vengano tagliati alberi di alto fusto adducendo i più disparati motivi (o non giustificandosi affatto) e nel trovare poi nel centro di una città, tra un via vai di macchine e persone, uno spazio verde come l’Orto botanico di Padova in cui il verde afferma senza esitazione una presenza altrove negata.
Ed è ancora più sorprendente constatare come sia sempre un’azione antropica il motore di tutto questo. Da una parte cioè l’uomo distrugge senza criterio, dall’altra cerca di mantenere  con tenacia il patrimonio vegetale che la natura ci ha dato.
Dico tenacia perché l’Orto botanico di Padova ha una lunga vita, è stato fondato, infatti, nel 1545, in origine ad uso degli studenti di medicina per lo studio delle piante officinali che lì venivano coltivate. Oggi, in un’estensione di circa due ettari, conserva quasi settemila specie botaniche suddivise tra “orto antico” (hortus cinctus) in cui si alternano i “semplici”, la macchia mediterranea, la flora alpina e una grande diversità di alberi, e “giardino della biodiversità” dove è possibile attraversare la foresta tropicale, quella pluviale, le aree temperate, i deserti: cinque biomi con piante provenienti da tutto il mondo.
Si entra nel giardino antico e subito nell’immaginario il mondo vegetale si fonde con quello animale in un processo simbiotico di cui sembra di cogliere la causa interna, l’interdipendenza del tutto.

Guardando le radici del grande olmo del Caucaso solidamente in rilievo sul terreno vien fatto di pensare alle zampe di un elefante...

... ma quelle più agili delle mangrovie riportano alla mente una cavalletta con la sua eleganza sottile e spiritosa.

Le felci a corna di cervo, appese su una parete del giardino della biodiversità hanno l’aspetto di trofei di caccia e non smentiscono il proprio nome...

... mentre più oltre il falso uccello del Paradiso assomiglia quasi al becco di un pappagallo che osserva, muto, il visitatore in sosta, catturato dal suo rosso sgargiante.

Lo stesso visitatore che, ingannato dal colpo d’occhio, constata con sollevato disincanto, che quei serpenti che si attorcigliano e si avviluppano gli uni con gli altri in lunghi fili, altro non sono che una varietà di piante grasse.

Altrettanto colpito, se non per lo stesso motivo, deve essere stato Goethe in quest’orto nel vedere una palma a cui poi si è legato il suo nome.
La “palma di Goethe” risale al 1585 e oggi misura dodici metri di altezza ma abbastanza alta doveva già esserlo ai tempi in cui il poeta la vide durante il suo famoso tour nel 1786 e da essa trasse ispirazione per elaborare una teoria di tipo evoluzionistico che, secondo alcuni, avrebbe anticipato l’ipotesi darwiniana anche se non ebbe alcun riscontro scientifico. A differenza di Darwin Goethe parla di una essenza interiore che dà origine al primo esemplare, una sorta di prototipo, il quale poi si adatta a condizioni ambientali diverse. Un’ipotesi affascinante che suggerisce l’idea di un’architettura interna alla base delle modificazioni a cui le piante andrebbero soggette. In verità la palma di Goethe non è pianta originaria e fin dalla sua piantumazione è stata protetta con serre che via via sono state ingrandite seguendo la crescita della pianta e che le hanno permesso di godere di buona salute per più di quattrocento anni.

Comunque sia, l’ipotesi di un’essenza interiore alle piante è affascinante e, come le analogie con il mondo animale ce le rendono più vicine nella fantasia così, immaginarle sensibili, smuove la nostra empatia. Per questo osservarne lo scempio è doloroso.



2 commenti
Alessandra
2018-05-17 16:07:50
Proprio così, un luogo davvero particolare. I tuoi commenti sono sempre graditi, cara Rosanna.
Rosanna
2018-05-17 12:40:15
Ci sono stata in una calda giornata d'estate ed è un'oasi nella città veramente interessante. Bellissima la tua descrizione.


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