Della scuola, dei vaccini e del cittadino - ACT1 - BLOG di Alessandra Nardon - Act 1

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Della scuola, dei vaccini e del cittadino

Act 1
Pubblicato da in Parliamo di scuola ·
Devo a mio padre l’aver conservato molte cose che risalgono alla mia infanzia: disegni, quaderni, certificati, perfino ricette mediche. Così, rovistando tra le vecchie carte, mi è capitato tra le mani l’invito, da parte del medico ufficiale sanitario, ad effettuare la vaccinazione contro la poliomielite. La lettera era rivolta a mio padre, un prestampato con gli spazi da compilare con i dati di ogni bambino. Certo la forma è standard e veniva inviata a tutte le famiglie ma il documento è apprezzabile per lo stile che non stento a definire quasi poetico. Il rapporto medico-paziente è personalizzato da una affettuosa retorica, certamente fuori da questo nostro tempo segnato dall’efficientismo, dalla informatizzazione del sistema, da generali principi di policy che hanno trasformato il malato in un utente.
 


Invece quel testo, come ho detto, è sensibile, educato, persuasivo; ne riporto alcune frasi, le più significative. Esordisce dicendo:
 
Adempio il dovere di farVi presente che Vostra figliuola (segue nome) si trova attualmente nell’età in cui è maggiormente indicata la vaccinazione contro la poliomielite, dato che appunto in questa età maggiore è la disposizione a contrarre detta malattia.
 
Seguono delle evidenze sull’opportunità di far vaccinare i bambini, poi si affermano i limiti della “scienza medica” nell’assicurare la guarigione completa della poliomielite. Per concludere che
 
nei confronti di una così temibile infermità, è più che mai necessario attenersi a quanto da secoli la saggezza consiglia: “meglio prevenire che curare”.
 
E infine è posta un’esortazione seguita da un consiglio:
 
Ricorrete, dunque, anche Voi, con fiducia, a questa efficace difesa della Vostra bambina! Il mio consiglio è dettato dalla mia coscienza e dalle mie cognizioni di medico: la  Vostra decisione sarà ispirata dall’affetto per la Vostra creatura e dalla piena consapevolezza dei compiti inerenti alla Vostra missione.
 
Colpisce lo stile, certa-mente datato, con un lessico forse artefatto: creatura, missione… ma colpisce anche il tono, pacato e semplice: non c’è in questa lettera la boria del sapiente o l’arroganza del potere. E, infatti, ma è piuttosto suggerito che detto, la medicina non è onnipotente, come si tende a pensare al giorno d’oggi. Anzi, tra tutte le discipline scientifiche è quella meno definitiva (posto che questa parola abbia un senso rispetto al processo scientifico). Non è un dogma assoluto ma una ricerca che si basa su sperimentazione ed evidenze elaborate in termini statistici e in una parte della lettera anche questo viene implicitamente dichiarato. Il fatto è che proprio l’uso strumentale dei dati statistici può fortemente condizionare non solo l’opinione pubblica ma anche assunzioni di ben più alta rilevanza. Come si deve porre dunque la scienza medica di fronte a decisioni che riguardano l’intera società ma che prima di tutto interessano il singolo e il suo diritto di scegliere? Deve spiegare e dar conto delle evidenze (non delle assolute certezze) in suo possesso o arroccarsi su posizioni fondate sull’arrogante principio di “quelli che sanno”? La domanda è retorica e la risposta è scontata. Meno scontato, riferendomi al tema dei vaccini come condizione per la frequenza scolastica, è l’alternativa tra il diritto alla salute e il diritto allo studio. Come si conciliano, rispetto alla recente normativa, i due diritti? Mi sembra che la protervia con cui è stata gestita la questione da parte delle istituzioni abbia esacerbato gli animi e, anziché trovare delle vie alternative di confronto, abbia contribuito a definire in maniera netta posizioni che potevano essere più sfumate e concilianti nel rispetto dei diritti di tutti. Come ha fatto la mia vecchia lettera d’invito, pretesto per queste considerazioni, sarebbe stato meglio spiegare, argomentare, entrando in punta di piedi nella vita delle persone con il rispetto che esse meritano. Si è preferito, invece, sfruttare il vantaggio delle posizioni di partenza ma così, inutile dirlo, il gioco è risultato poco “sportivo”.



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