"E' a copertinare" - ACT1 - BLOG di Alessandra Nardon - Act 1

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"E' a copertinare"

Act 1
Pubblicato da in Parliamo di scuola ·
    
Ieri
Ricordo l’inizio della scuola di quando ero bambina: l’acquisto del materiale, i libri, i quaderni, la prima cartella di cuoio, il suo odore…
Mio padre faceva il militare e il lavoro, gli addestramenti, i campi militari lo tenevano spesso fuori casa, ma i momenti che ci dedicava erano intensi e preziosi. Uno di questi, all’inizio dell’anno scolastico era dedicato alla copertura dei libri e dei quaderni. I primi anni la carta era spessa, di colore blu, poi si è passati alla più moderna plastica trasparente.
Alla sera mio padre eseguiva le operazioni con una precisione che gli invidiavo e che, connaturata alla sua stessa persona, mi sembrava non avrei mai potuto eguagliare. Sgombrava il tavolo della cucina e appoggiava i libri e i quaderni da una parte, poi tagliava dal rotolo dei rettangoli sufficienti alla copertura, non troppo grandi per evitare di piegarli più volte né troppo piccoli da non coprire tutta la superficie: giusti. Con cura rivestiva il libro fissando i risvolti all’interno delle copertina, tagliando gli angoli a quarantacinque gradi perché dovevano essere precisi anche se da fuori non si vedevano. La linguetta ritagliata tra il davanti e il dietro veniva piegata all’interno per rinforzare la costa. Infine preparava le etichette: nome, cognome, classe, materia.
Oggi
I primi giorni, si sa, i ragazzi sono spesso sprovvisti del materiale: libri non consegnati in tempo, quaderni da comperare… sono tollerante, capisco, anche se so che per qualcuno è un pretesto per prolungare le vacanze. Lascio correre, per i primi giorni, almeno. Le motivazioni sono sempre le stesse: non è arrivato… pensavo che oggi fosse… (e buttano lì una materia a caso); le giuro che l’avevo messo nello zaino… non so come… Quest’anno, però, il repertorio si è arricchito di una nuova motivazione. Richiesto del libro, un ragazzo in maniera svogliata e quasi infastidita per la sollecitazione mi ha risposto: “Non ce l’ho, è a copertinare.” “Ah!”, osservo disorientata lasciando scivolare la risposta e il neologismo.

Col passare del tempo, complice la nostalgia, si attribuisce più valore alle cose del passato che a quelle presenti e si è portati ad istituire paragoni illusori a favore delle prime. Forse le mie copertine non erano tanto perfette come il ricordo me le restituisce e forse non è così importante che io continui a farlo, eppure, ancora oggi, rivestire i libri mi sembra un gesto d’amore.



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