Il teatro a scuola - ACT1 - BLOG di Alessandra Nardon - Act 1

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Il teatro a scuola

Act 1
Pubblicato da in Scuola e Teatro ·
Tags: didatticateatro

Sono state fornite dal MIUR le “Indicazioni strategiche per l’utilizzo didattico delle attività teatrali”. Dal prossimo anno scolastico 2016/17, dunque, riconosciuto il valore pedagogico e didattico del teatro, l’attività teatrale entra a buon diritto nel piano dell’offerta formativa delle singole istituzioni abbandonando “definitivamente il carattere di offerta extracurricolare aggiuntiva” e diventando (“elevandosi”, nel documento) “scelta didattica complementare”.
Un aspetto su cui il documento insiste e che mi sembra interessante è che il teatro “deve essere adattato alla scuola e non viceversa. Infatti, diversamente opinando si correrebbe il rischio di perdere di vista il suo valore didattico, pedagogico ed educativo (…).”
Confesso che il documento ha incontrato subito il mio favore ed è stato in qualche modo un motivo di soddisfazione perché è da anni che mi occupo di teatro nella scuola.
Infatti, in apertura del mio libro uscito nel 2013 e che ha come argomento la didattica teatrale a proposito dello spazio “tolto” all’attività curricolare affermavo: “La scelta di svolgere attività teatrale nella scuola, in particolare nella scuola secondaria, è una proposta spesso "coraggiosa" perché, inevitabilmente, toglie spazio al curricolo e rischia di non essere compresa se viene considerata come qualcosa in più rispetto ai percorsi formativi e didattici, ben che vada un piacevole diversivo per realizzare un saggio di fine anno ma dopotutto “la scuola è un’altra cosa”. E più sotto: “come insegnanti, non siamo chiamati a formare attori ma uomini e donne e che quindi le nostre priorità non saranno quelle di raggiungere una perfezione interpretativa ma (…) avranno altri scopi.” (A. Nardon, Laboratorio teatro – Proposte per fare teatro a scuola, Dino Audino Editore, Roma 2013.
Dopo una lettura più attenta delle “Indicazioni strategiche” però il tarlo critico si è insinuato e ha iniziato a sollecitarmi delle domande.
Si dice innanzitutto nel documento che le buone pratiche del laboratorio teatrale entrano nell’offerta formativa, ma come in concreto? Più volte si fa riferimento alla libertà di insegnamento (“spetta ai docenti operare la scelta di come e quando…”). Più che giusto ma rischiamo di rimanere sempre allo stesso punto. A parte l’aspetto che riguarda la fruizione degli spettacoli - le scuole già da molti anni inseriscono nel piano delle uscite la visione di opere teatrali (ricordo, a questo proposito, il bel progetto di Giorgio Testa di Didattica della visione condotto in molte scuole) - è l’aspetto laboratoriale quello che qui risulta più debole. Quali saranno infatti le ore da dedicare a questa attività e in che modo si attuerà la necessaria interdisciplinarità in un’organizzazione non strutturata per l’interdisciplinarità? Temo che ancora una volta se ne faranno carico gli insegnanti con più ore (quelli di lettere) e che si dovrà comunque ricorrere a incontri extracurricolari che vanno anche bene quando si deve preparare qualcosa ma non soddisfano a pieno la filosofia che dovrebbe ispirare questa pratica, e cioè il valore formativo per tutti ma proprio tutti i ragazzi e non solo per quelli che possono fermarsi al pomeriggio. Bene quindi l’aver posto il tema ma se non si modifica l’impianto complessivo del sistema educativo questa rischia di essere una bella proposta destinata a rimanere tale.
Si chiede poi la documentazione delle attività teatrali messe in atto con schede descrittive che saranno presenti on-line quindi, par di capire, elaborate secondo uno standard per “valutare le iniziative artistiche in modo ponderato, ovvero nel rapporto mezzi/fini/economicità”. E qui invece non capisco. A chi servirà questa valutazione? Se si tratta di condividere esperienze con altri colleghi ben venga ma perché ridurre il risultato ad una valutazione di “mezzi, fini, economicità” quando più sotto si dice testualmente che non è “la qualità del risultato delle attività artistiche che rappresenta un indicatore di buona pratica ma il processo attuato in relazione alle condizioni di esercizio.” Continuo a non capire.
Insomma, in conclusione, l’attenzione posta sul fare teatro a scuola è apprezzabile e un pronunciamento ufficiale pare quanto mai opportuno, rimangono però le perplessità sulla sua realizzazione affinché non rimanga, come lo è già da molto tempo, l’iniziativa di insegnanti motivati che operano spesso in completa solitudine.



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