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L'amico ritrovato - Destinatario sconosciuto

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Pubblicato da in Recensioni libri ·
Mi era stato consigliato da una collega e amica dopo che, per un anno, con una classe di terza media, avevo lavorato su L’amico ritrovato di Fred Uhlman. L'ho letto tutto d'un fiato: è veloce ma solo nella forma.
Si tratta di un lungo racconto epistolare scritto da Kressman Taylor nel 1938 e pubblicato in Italia nel 2000 col titolo Destinatario sconosciuto.

Come per L’amico ritrovato il tema è un’amicizia che viene travolta dagli eventi che in Germania precedettero lo scoppio della seconda guerra mondiale e in particolare dall' essere, uno dei due amici, di origine ebraica.
Destinatario sconosciuto è tratto da una storia vera e da alcune lettere su cui l’autrice statunitense di origine tedesca si era basata.
Se ne L’amico ritrovato i due protagonisti sono degli adolescenti, Konradin e Hans, i personaggi della Taylor sono due adulti, amici uniti dagli affari negli Stati Uniti ma originari della Germania. La galleria d’arte di cui sono soci, lo si capisce subito dalla prima lettera, continua ad essere portata avanti da Max, l’amico ebreo, mentre l’altro, Martin è da poco ritornato con la famiglia in Germania dove ha scoperto di poter vivere con agio, grazie al denaro accumulato in America, nel paese che sta sopportando con afflizione le conseguenze della prima guerra mondiale. Ma la soddisfazione di Martin per il suo relativo benessere diventa ben presto coinvolgimento e adesione all’ideologia nazista e alle teorie antisemite. Con pochi tratti (il racconto in origine era stato pubblicato sulla rivista americana “Story”) l’autrice riesce a dare un quadro dell’epoca attraverso i sentimenti e i pensieri di due uomini prima amici e poi divisi irreparabilmente.
Lo stile narrativo è diverso: più diretto quello della Taylor, pieno di rimandi e suggestioni il testo di Uhlman, ma ci sono buoni motivi per comparare i due libri e ritrovare in essi sinistre analogie con il presente. Si considerino innanzitutto le giustificazioni fornite dai due amici che aderiscono al nazismo. Le parole di Max sono fredde, calcolate, grette; riferendosi ai pogrom così si esprime nella lettera datata 9 luglio 1933 e scritta per la prima volta su carta intestata della banca in cui lavora (indizio significativo che evidenzia il distacco): “Per quanto riguarda i gravi avvenimenti che ti hanno tanto sconvolto, anche a me all’inizio non piacevano affatto, ma poi ho dovuto ammettere che si rendevano dolorosamente necessari (…)”.
Anche Konradin, il giovane tedesco de L’amico ritrovato, nella sua ultima lettera motiva all’amico ebreo Hans l’adesione della sua famiglia al nazismo come un fatto inevitabile, anche se lo fa esprimendosi in maniera più ideale (e forse questo, unito alla sua giovane età e agli esiti che avrà la sua vita, ne dà una parziale discolpa): “La Germania di domani sarà diversa da quella che abbiamo conosciuto. Sarà una nazione nuova, guidata da un uomo che deciderà del nostro fato e di quello di tutto il mondo per i prossimi cento anni. So che resterai sconvolto nell’apprendere che io credo in quest’uomo (…)”.
Quello che colpisce nel racconto della Taylor rispetto al romanzo breve di Uhlman è l’amarezza della conclusione. La storia di Uhlman ci lascia uno spiraglio di umanità: il ritrova-mento simbolico dell’ amicizia fra i due ragazzi è un mes-saggio positivo; nel libro della Taylor la conclusione è una vendetta che, sulle prime, sollecita un sentimento primitivo di giustizia che è in ognuno di noi ma poi, ad una riflessione più approfondita, ferisce come un pugno nello stomaco.
Il messaggio de L’amico ritrovato è forte ma espresso in maniera lieve, quello di Destinatario sconosciuto ha tutto il peso del castigo. Ognuno di noi, di fronte alla colpa e al reo, ha una posizione ben precisa che deriva dalla sua sensibilità, dalla formazione, dal contesto culturale in cui vive, tuttavia, per mantenere il senso della civiltà bisogna distinguere tra il sentire privato e quello collettivo e pubblico, separare la comprensibile reazione personale dalla giustizia che è frutto di un patto sociale e che pertanto trascende i sentimenti dei singoli. Ci sentiamo appagati di fronte ad una “giusta punizione” ma il giudicare che ci sostiene in un primo tempo, svuotatosi dallo sdegno del momento, ci lascia le domande e sono sempre domande scomode: cosa avrei fatto io? fino a dove si spinge il mio coraggio? quali responsabilità ho nei confronti di chi amo? Per questo il libro di Kressmann Taylor è bello e potente, pur nella sua brevità, ma appartiene al privato perché ci chiede uno sforzo critico per essere “digerito”.

Fred Uhlman, L’amico ritrovato, Feltrinelli, Milano, 2007.
Kressmann Taylor, Destinatario sconosciuto, BUR, Milano, 2014.



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