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La commedia umana

Act 1
Pubblicato da in Recensioni libri ·
  
È stato il mio libro di narrativa delle medie, ero forse in seconda.
Complice una indi-sposizione che mi ha costretto a casa per alcuni giorni, l'ho riletto tutto d'un fiato in quel lungo pomeriggio di più di quarant'anni dopo. A dire la verità avevo tentato più volte di recuperare l'edi-zione a uso scolastico, con le noiose schede di ap-profondimento in appendice ma La commedia umana di William Saroyan non c'era più tra i miei vecchi libri.
Provvidenziale è arrivata la riedizione dell'opera per i tipi della Marcos y Marcos. Così ho ritrovato quel testo che mi era rimasto tanto impresso.
Leggendolo, però, ho provato una delusione: cosa mi aveva tanto colpito da farmelo prima cercare e poi comprare con tante aspettative?
La commedia umana è un frammento di vita di un ragazzo, Homer Macauley, della sua modesta famiglia che riesce a fronteggiare dignitosamente le avversità, ma soprattutto è il ritratto di un luogo, Ithaca, la piccola cittadina della West Coast americana. Il padre di Homer è morto pochi anni prima, il fratello maggiore, Marcus, è partito per la guerra (siamo nel secondo conflitto mondiale), il ragazzo frequenta il liceo e, anche se ha solo quattordici anni e la legge non lo permetterebbe, alla sera si è impiegato come fattorino nell'ufficio telegrafico per contribuire al bilancio famigliare e permettere alla sorella Bess di andare all'università. Il componente più piccolo di questo nucleo famigliare è Ulysses, un bambino di quattro anni fin troppo giudizioso, una caratteristica che non manca ai personaggi del romanzo. Tutti sono buoni e si aiutano l'un l'altro, i bambini, anche molto piccoli, pensano e agiscono come adulti assennati. Anche Homer sembra un personaggio irreale, fin troppo responsabile, l'unica “tirata” provocatoria è quella sui nasi durante un assurdo dibattito scolastico, una pagina che, come quelle sulla gara ad ostacoli del liceo, sembra piuttosto estemporanea nell'economia dell'opera. Sì perché lo stile non convince, volutamente ingenuo nel proporre una realtà edulcorata e stucchevole, l'unico personaggio “opaco” è il professore di ginnastica, il signor Byfield poco caratterizzato però e del quale viene presentata solo la gratuita malafede.
Certo non mancano nel libro delle parti felici, brani in cui Saroyan riesce a esprimersi in maniera quasi poetica come il dialogo tra Homer e la madre dopo il lavoro o episodi ironici come quello al Circolo delle conferenze la cui conclusione però ne frammenta la coerenza perché ricade nella trappola dei buoni sentimenti.
Ma allora perché quel libro aveva un posto così speciale nelle mie letture? Non basta la giovane età a farne un campione perché sono sempre stata molto selettiva in fatto di libri. C'era qualcosa che mi richiamava a rileggerlo, un'atmosfera che mi attraeva, un particolare clima.
Il protagonista de La commedia umana non è Homer, il ragazzo del telegrafo, né suo fratello Ulysses, sempre in giro per la città a scoprire cose nuove, né le tante figure che si susseguono nel racconto ma tutte loro insieme e soprattutto il luogo dove esse vivono, Ithaca.
Ithaca rappresenta la casa, la metafora del ritornare, il luogo al quale si sente di appartenere, come il soldato Tobey, l'amico di Marcus che, senza averla mai vista, la sente come la sua città, lui che, orfano, non ha una città dove andare. Ithaca è un brulicare di vita, di affetti, la nostalgia per chi è lontano, la serenità per chi ci vive, il luogo in cui ci si contenta “di come si è”, come dice il vecchio Grogan sintetizzando a Homer il senso di tutta la vicenda. Le ultime pagine sono addirittura commoventi (e mai avrei pensato di asciugare una lacrima dopo aver provato quasi fastidio per quell'accozzaglia di buoni sentimenti). Le ultime parole della signora Macauley, che ha appena appreso della morte del figlio, sono per Tobey, l'amico senza casa, l'unico che è ritornato: “Entra, ti prego, non vuoi che ti facciamo vedere la casa?”
Così mi sono spiegata tutto quel mio gran cercare il libro delle medie: rileggerlo è stato anche per me un ritornare a Ithaca.



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