La pedagogia teatrale di Carlos Maria Alsina - ACT1 - BLOG di Alessandra Nardon - Act 1

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La pedagogia teatrale di Carlos Maria Alsina

Act 1
Pubblicato da in Recensioni libri ·
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Ho avuto il piacere e il privilegio di conoscere Carlos Maria Alsina per aver frequentato due suoi seminari e subito ne ho apprezzato la grande professionalità e la profonda umanità. Per questo, quando poco prima dell'uscita del libro ho ricevuto una sua e-mail con la quale informava della pubblicazione gli amici e gli allievi, ho subito sentito la necessità di leggerlo convinta di ritrovare, come poi è stato, situazioni già vissute durante i seminari e nello stesso tempo avere l'occasione di approfondire quelle tematiche.
Ne Il metodo delle azioni fisiche, edito dalla Dino Audino di Roma, Alsina affronta e chiarisce l'ultimo metodo didattico-pedagogico di Stanislavskij, quello appunto che si basa sulle azioni fisiche elementari e che si distacca, si può dire si contrappone, a quello precedentemente elaborato, conosciuto più comunemente come il “sistema” che fa ricorso invece alla memoria emotiva. Tecnica, questa, che ha trovato la sua piena applicazione nell'Actor Studio di Lee Strasberg negli Stati Uniti e in una recitazione maggiormente orientata verso la cinematografia. Come si è detto il metodo dell'ultimo Stanislavskij ribalta quello della memoria emotiva perché pone prima l'azione per arrivare solo nel secondo momento della creazione, come conseguenza, all'emozione.
Il metodo delle azioni fisiche viene messo a punto da Stanislavskij negli ultimi dieci anni della sua carriera di regista e didatta, vale a dire tra il 1928 e il 1938, anno della sua morte. Con estrema chiarezza Carlos Maria Alsina definisce questo stile drammaturgico e recitativo filtrandolo attraverso la sua esperienza e supportando le proprie considerazioni con un approfondito apparato teorico.
Presupposto filosofico che sottende il lavoro è l'interpretazione dialettica della nuova didattica di Stanislavskij secondo cui all'azione di un personaggio si contrappone la reazione di un altro per arrivare poi alla risoluzione del conflitto nella sintesi dell'incontro; a questa interpretazione corrisponde una concezione del teatro inteso come “produzione” che è altra cosa rispetto al giudizio di valore che di una rappresentazione ognuno può dare. Basandosi su una serie di incontri e conversazioni avute con persone vicine a Bertold Brecht, Alsina evidenzia come il materialismo dialettico del metodo di Stanislavskij venga riconosciuto anche dal drammaturgo tedesco che nel 1953 sollecitò a tale proposito un convegno sul grande regista russo.
Particolarmente interessanti sono nel libro di Alsina la descrizione degli esercizi sui diversi tipi di azione che l'attore compie nella creazione del personaggio e il lavoro di improvvisazione che viene fatto sulla base del conflitto. Infatti, come afferma l'autore: “Senza il pane del conflitto l'attore non si alimenta, non sopravvive, muore. E con lui muore il teatro”. Azione e conflitto, dunque, elementi che assieme alle “circostanze date” servono a costruire il contesto e a creare il personaggio. Nulla è dato a priori, tutto avviene sulla scena.
Gli ultimi capitoli del libro sono dedicati alla preparazione di due scene tratte da Il giardino dei ciliegi di Cechov e dal Riccardo III di Shakespeare proposte come esempi di due approcci diversi al lavoro teatrale, l'uno fortemente incentrato sull'azione fisica, l'altro sull'azione verbale.
Non mi ero sbagliata: leggendo questo libro ho ritrovato il rispetto per il lavoro dell'attore e la passione che Carlos Maria Alsina, nel suo ruolo di registra maieutico, con tanta generosità riesce a comunicare durante i suoi laboratori.



1 commento
Mente Educata
2016-12-21 09:56:25
Sul libro di Carlos


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