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Ritorno - La penisola del Sinis

Act 1
Pubblicato da in Impressioni di viaggio · 22 Luglio 2019
Tags: SinisOristanoTharrosFlitchSardegna
Una linea di promontori che si protende nel mare: come posso descrivere questo luogo che mi prende, senza farne un’immagine stucchevole? Quali aggettivi potrei usare per non renderlo banale? Ci penso ma tutto quello che mi viene in mente mi lascia delusa. Troppi aggettivi rischiano di falsare la realtà. In questa penisola di mare e vento, in questo luogo deserto di uomini ma non di pensieri mi colpisce invece la potenza di un sostantivo: ritorno. Non è la barca a tre alberi che vedo in lontananza a suggerirmi la parola, è qualcosa che viene da dentro e si identifica in una forma antica, originaria: il mare. Mi piace immaginare come tutto sia venuto da lì, dal mare.
 
Questi sono i pensieri che mi vengono guardando il mare del Sinis.


 

Più avanti la penisola continua fino a capo San Marco, l’estrema punta, dove c’è un faro, pochi visitatori si spingono fino là.
 
The road ran long the shores of the stagnant lake  of Cabras and then lost itself in a maze of sandy, weed-grown tracks. To the right and left parched crops were struggling for existence with the choking weeds. Just over the ears of the corn the air trembled as it trembles over a lime-kiln. The rank grass swarmed and hummed with life. (…) A myriad forms of life were busy upon their infinitesimal activities (…)
 
“La strada procedeva lungo la costa dello stagno di Cabras e poi si confondeva in un labirinto di erbe e sentieri sabbiosi. A sinistra e a destra le colture disseccate combattevano contro le erbe infestanti. Sulle pannocchie l’aria tremolava come attorno ad una fornace. I prati brulicavano di un vitale brusio. (…) Una miriade di forme di vita si affaccendava in minuscole attività (…)”
 
(J. E. Crawford Flitch, Mediterranean Moods – Footnotes of Travel in the Island of Mallorca, Menorca, Ibiza and Sardinia, London 1911)


 

Abbiamo preso a nolo delle biciclette, pedalare contro il maestrale è stato faticoso ma, in questa caletta di sabbia e rocce nere, siamo soli, ci siamo lasciati indietro la spiaggia più affollata, si sente solo il rumore del mare.


 
Su questa penisola i fenici fondarono Tharros, uno dei tanti empori che fecero importanti i loro commerci, ad essi si sostituirono i mercanti punici e poi i romani. Sembra che, a dar retta al viaggiatore inglese, il nome derivi da una donna, la moglie di un re (the very name of Tharros, tradition says, derives from a woman of Phoenicia, the wife of a king). Altro non so. Se ne possono vedere ancora i resti lungo la sponda orientale e la visita non toglie nulla a quell’atmosfera solitaria e primordiale che qui si respira, anzi, la rinforza così come, seppur con tutt’altra suggestione, l’idea di antico si esprime nella nudità della chiesa romanica di San Giovanni, all’imbocco della sottile propaggine che dallo stagno di Cabras si protende verso il mare aperto. Il Sinis è lungo in tutto 20  chilometri e occupa la zona settentrionale del golfo di Oristano ma questa è l’ultima sua parte.

Mentre sto scrivendo il mare si è ingrossato, si è alzato ancora di più il vento, l’aria è frizzante ed è piacevole stare sotto il sole però il richiamo è forte, il digradare lento della costa permette di ritornare agevolmente al suo generoso abbraccio. Ho deciso: farò un altro bagno.
Mi immergo fino a metà. l’acqua è calda, allungo le braccia e scivolo dentro con una spinta decisa del busto. Con lunghe bracciate mi allontano dalla riva, le onde mi spingono, mi fanno cambiare direzione.
Apparteniamo al mare e forse non ci siamo mai staccati dall’acqua assaporo la dolcezza del ritorno.





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