Dal laboratorio al palcoscenico - Act 1

ACT 1
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Teatro

DAL LABORATORIO AL PALCOSCENICO

Il lavoro seguente si ispira alla mitologia greca ed è stato pensato per una classe terza di scuola primaria. Vengono qui riportate le varie fasi che hanno portato alla messa in scena dello spettacolo attraverso il laboratorio con i bambini e la sceneggiatura.
La classe è formata da sedici alunni, le parti sono state numerate, ad ogni bambino vengono assegnate tre battute. Infatti per questa messa in scena si privilegerà l’azione corale su quella individuale e non ci sarà “il protagonista” ma tutti racconteranno la storia.

La preparazione dello spettacolo durante il laboratorio
La proposta è un mito conosciuto come quello di Prometeo ma raccontato dai bambini con un linguaggio semplice che si servirà di espressioni colloquiali in modo da ricreare una situazione di quotidianità. Dovrà essere evidente il contrasto tra il tema classico e il modo di proporlo. Trattandosi di un tema già molte volte rappresentato c’è infatti il rischio di dare una lettura scontata e retorica. La scelta di utilizzare una narrazione di “basso profilo” preserverà il lavoro dalla banalizzazione. I momenti dell’azione che si alterneranno a quelli della recitazione e che saranno prevalenti contribuiranno a sdrammatizzare il contenuto.

Fase n. 1 – la conoscenza – raccontare di sé
Non presenterò subito il testo ai bambini ma incomincerò a lavorare sulla spontaneità del raccontare la propria esperienza agli altri, sulla capacità di ascoltare, sul rispetto dei tempi e delle opinioni di tutti. Le sollecitazioni saranno: “raccontate che cosa avete fatto questa mattina”, “raccontate una gita che avete fatto con la vostra famiglia”, “parlate dei giochi che fate con i vostri amici”, e così via. All’inizio sarà necessario equilibrare gli interventi frenando i bambini più esuberanti e invitando i più schivi a prendere la parola. Spesso i ragazzini non rispettano i turni, si danno sulla voce, intervengono senza ordine nel racconto dei compagni. Questo lavoro interesserà la prima parte del laboratorio ma verrà ripreso anche negli incontri successivi. Con la ripetizione dell’attività i bambini riusciranno a strutturare i racconti in maniera più disciplinata e precisa. I genere non si sottraggono al compito proposto e trovano sempre più piacere nel raccontare le loro storie.

Fase n. 2 – esprimersi con il corpo
Incomincerò contemporaneamente a lavorare sul gesto. Si tratta di rendere l’idea della fucina di Vulcano per uno dei momenti più significativi dello spettacolo. Suggerirò l’idea di una attività faticosa e ripetitiva che verrà interrotta da un evento, il furto del fuoco. Immagineremo un masso pesante che passa da uno all’altro dei bambini disposti in semicerchio. Il primo bambino lo raccoglierà da terra e l’ultimo lo poserà davanti a sé. Poi, quando l’esercizio sarà stato ripetuto più volte e verrà svolto in maniera corretta, introdurrò altri elementi: i bambini disposti nell’ordine dispari, dopo aver passato il masso immaginario, faranno un passo avanti: si formeranno così due semicerchi concentrici. La coreografia verrà ulteriormente sviluppata con un nuovo movimento: a mani unite si stenderanno le braccia in avanti, si porteranno all’altezza della spalla destra e poi giù, come se si stesse battendo con un maglio. Prometeo si introdurrà in questa fucina per rubare il fuoco. Lo svolgimento avverrà in due tempi: la prima volta l’azione verrà interrotta (prima battuta n. 16: “No, non così. Dall’inizio!”) e si ritornerà al racconto dei ragazzi, la seconda volta l’eroe riuscirà nel suo intento.

Fase n. 3 – l’immedesimazione – il gioco del far finta di
Alla scena del ladro non arriverò subito, per elaborare l’idea del furto propongo il gioco del ladro che deve rubare qualcosa senza essere scoperto. Il gioco è basato  sul conflitto tra due soggetti a cui si aggiunge il conflitto con l’ambiente e ha lo scopo di far entrare i bambini nell’azione del furto, elaborare una gestualità adeguata e proporre una rappresentazione efficace dell’azione. Per tutte le altre figurazioni cercherò di partire da una dimensione conosciuta dai bambini: i gesti degli animali, il senso di paura dell’uomo. E’ un lavoro di osservazione e di “pulizia” dei gesti, bisogna arrivare infatti a renderli precisi, essenziali e nello stesso tempo chiari ed efficaci. Non è sempre facile ottenere questo risultato ma è molto importante perseguirlo e far capire anche ai bambini che la ridondanza, l’azione poco definita non favoriscono la trasmissione del messaggio ma la ostacolano.

Fase n. 4 – la memorizzazione delle battute
A questo punto del laboratorio presenterò il testo e chiederò ai bambini di leggerlo prima assieme, poi distribuirò le parti in maniera molto equa, l’ordine alfabetico sarà d’aiuto. In questo modo tra i bambini non ci saranno rivalità e malumori e saranno pronti a memorizzare le frasi che saranno loro assegnate. Lavorerò un po’ per correggere la tendenza a “recitare” per ottenere un parlato che si avvicini il più possibile al quotidiano.

Fase 5 – le prove
Le prove occuperanno il tempo rimanente del laboratorio e verranno alternate a giochi teatrali che serviranno a gratificare i bambini per il loro impegno e a tener desto l’interesse per l’attività. Andrà tutto bene.

Osservazione conclusiva: mi stupisco sempre quando vedo che i bambini o i ragazzi accettano di buon grado di provare più volte e ritornare sulle stesse battute per migliorare l’interpretazione, sono molto pazienti nel farlo.
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