BLOG - Act 1

Vai ai contenuti

A proposito di educazione di genere

Act 1
Pubblicato da in Parliamo di scuola ·
Tags: educazionegenereidentitàFa'afafine
Il dibattito sulla questione dell’identità di genere che negli ultimi tempi sta interessando il mondo dell’educazione si è rianimato in questi giorni con la campagna a favore o contro uno spettacolo teatrale per ragazzi, Fa’afafine. Lo spettacolo è l’occasione, il pretesto, il nodo centrale è invece il ruolo dell’educazione e in particolare della scuola rispetto a questo tema.
Confesso di non aver visto Fa’afafine e quindi di non poter dare un giudizio motivato sullo spettacolo. Non avendone esperienza diretta potrei solo assumere posizioni ideologiche e preconcette ed è ciò che non intendo fare.
Ho sentito parlare per la prima volta di questo lavoro dall’autore stesso, Giuliano Scarpinato, che ne cura anche la regia, durante uno dei suoi laboratori. L’argomento non mi ha stimolato più di tanto all’inizio e continua a non suscitare in me una particolare curiosità. Messa così potrebbe sembrare che temi come l’identità di genere, le scelte e le libertà personali, gli stereotipi educativi, fino all’omofobia non mi interessino. Tutt’altro. Quello che non mi interessa sono da un lato le crociate e la loro ipocrita moralità e dall’altro le barricate spesso altrettanto acritiche e preconcette.
Semplicemente credo che l’educazione al senso civico, al rispetto, alla democrazia, alla diversità ecc. non si possano affrontare come si affronta una poesia di Leopardi o un argomento di storia: “oggi parliamo di…” ma siano valori che vanno “costruiti” giorno per giorno nella prassi quotidiana, con il linguaggio (barzellette, luoghi comuni, offese di natura sessuale sono non solo tollerati ma ritenuti anche divertenti); con i giudizi (perché un ragazzo non può manifestare un sentimento tenero verso un compagno? o farsi vedere quando piange?); con l’attenzione ai modelli proposti.
Mi è capitato di leggere a scuola un libro per ragazzi sulla mafia. Tema forte con molte occasioni di approfondimento sulla legalità, il rispetto delle regole, il senso dello Stato e quello di appartenenza ad un gruppo. Insomma un bel tema da affrontare con adolescenti. Peccato che il linguaggio e gli stereotipi di quel libro ne abbiano in parte vanificato gli intenti.
Non darò alcun riferimento bibliografico perché non intendo farne una recensione ma mi domando se le frasi che seguono siano adeguate all’educazione di un ragazzo. Per significare il coraggio del personaggio di cui parla ad un certo punto l’autore scrive: “i neonati di solito piangono sempre, tu per esempio non la smettevi più: una femminuccia…” e più avanti “gli uomini non piangono, mio figlio l’ho educato così da piccolissimo”. Est modus in rebus e pensieri di questo tipo certamente potevano essere espressi in altra forma; purtroppo invece affermazioni così sono il prodotto di una mentalità accettata e condivisa in cui la componente “femminile” viene considerata inferiore e in subordine rispetto all’elemento “maschile”. (Ovviamente gli aggettivi posti tra virgolette non sottendono banalmente il significato di donna o uomo ma si riferiscono ad ogni tipo di discriminazione e l’averle evidenziate attribuisce loro un giudizio di valore.) È talmente normale esprimersi in quel modo che anche in un libro per ragazzi non ci si pone il problema quale sia il messaggio che viene trasmesso. E un messaggio implicito è più subdolo di una dichiarazione esplicita.
Ritornando allo spettacolo teatrale da cui sono partita, non so se sia un bello spettacolo oppure no, non so se sia “pericoloso” oppure no ma se da un lato mi coinvolge poco una proposta esplicita di trattazione tematica rispetto a questo argomento e preferisco la coerenza di un modello educativo che si sviluppi nel tempo cogliendo tutte le occasioni offerte dalle circostanze senza stacchi tra ciò che si è e ciò che si fa, dall’altro mi inquietano i ricorsi alla censura e i linciaggi morali.
Forse, come per il libro sulla mafia, delle cose si dovrebbe avere conoscenza se non altro per esercitare coscientemente il diritto di critica.



Nessun commento


Torna ai contenuti