Appunti di viaggio n. 18 - 8 luglio 2018 - ACT1 - BLOG di Alessandra Nardon - Act 1

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Appunti di viaggio n. 18 - 8 luglio 2018

Act 1
Pubblicato da in Impressioni di viaggio ·
Tags: SalineSalentoTorreColimenaMonaciManduria
8 luglio 2018: il tempo oggi è variabile. Ricordo poche nubi nel cielo del Salento. Ma oggi il nero viene dal mare e grosse nuvole si addensano dall’interno. La spiaggia è nel mezzo; un po’ di vento ci fa ben sperare ma sappiamo che il bello non durerà per molto. Infatti il sole sparisce completamente, poi ritorna per poco, poi, di nuovo, se ne va. L’aria è fresca, di temporale. Le nuvole si spostano velocemente; rimanere sulla spiaggia sarebbe un azzardo. Approfittiamo per spingerci lungo il sentiero che costeggia le saline alle spalle, separate dal mare dalle dune, un sentiero che non abbiamo mai percorso interamente. Il vento esalta i profumi di timo, di cisto e di elicriso. Le prime gocce leggere si fanno sentire ma non durerà, si vedono ancora squarci di azzurro.


 
 
La Salina dei Monaci si chiama così perché fino al 1400 erano i Benedettini di Aversa ad averne cura. Un canaletto scavato nella roccia permette il passaggio dell’acqua marina e la congiunge alla spiaggia di Torre Colimena. Ci si passa sopra un piccolo ponte di legno. A destra, venendo dalla torre, si estendono trenta ettari di sale. Oggi c’è molta acqua ma nei giorni di arsura il bacino si prosciuga e i miasmi della palude si mescolano agli odori delle piante alofite e del mare. Strano come alcune piante, le alofite, appunto, riescano a crescere in luoghi con grande concentrazione di sale, posti che per altra vegetazione sarebbero impossibili. Tra gli arbusti sempreverdi che proteggono dal vento le dune e da esse sono protetti crescono le salicornie in forma di piccoli cespugli, dette anche “asparagi di mare” per il loro valore commestibile e i bellissimi gigli di mare che spuntano a ciuffi dalla sabbia. Esili e fragili alla vista, ma proprio la loro flessuosità asseconda gli sbotti del vento. Sono il corrispondente vegetale dei cavalieri d’Italia, specie di trampolieri eleganti, che vivono in piccole colonie sulle sponde della salina. Le loro zampe danno l’idea che siano sempre lì lì per spezzarsi, tanto sono lunghe e sottili. Le garzette dal piumaggio candido condividono con essi lo spazio palustre. E poi, in questo luogo inconsueto, c’è il maestoso fenicottero rosa, di ben più grandi dimensioni, che, per non smentire la favola, da piccolo è grigio e si confonde con i colori del bacino.


 
Il cielo si è fatto più scuro, gli squarci di azzurro si sono richiusi sotto un tendone nero, il mare che intravediamo tra le dune è grigio, rabbioso di onde e ci allontana. Ecco le gocce più grosse, poi più fitte. Nello spazio di qualche secondo lo scroscio comincia a gonfiare, ci lascia il tempo di salire in macchina e si rovescia furioso, come il mare.



Il temporale è breve e il cielo torna più limpido di prima, a voler fissare l’inizio del cambiamento non sapresti trovarlo: di colpo è il sereno.
Fermiamo la macchina lungo la strada per vedere il mare: è azzurro, non completamente calmo ma accogliente. Di nuovo ci cattura.
Non si può andare via senza un altro bagno.



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