Appunti di viaggio n. 3 - Sulle tracce di un’emozione - ACT1 - BLOG di Alessandra Nardon - Act 1

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Appunti di viaggio n. 3 - Sulle tracce di un’emozione

Act 1
Pubblicato da in Impressioni di viaggio ·
Tags: viaggioappuntiPoloniaDanzicaWesterplatteWolfsschanzeNormandiaArromanchesOmaha
Il viaggio è anche ricerca. La seconda guerra mondiale, studiata sui libri di storia, letta nei romanzi, ascoltata dai racconti di chi l’ha vissuta: un evento troppo vicino per non cercare di più…
E si parte dall’inizio, da dove tutto è cominciato quel 25 agosto 1939 quando con il pretesto di una visita di cortesia la corazzata Schleswig-Holstein arrivò nel porto di Danzica. Sotto il ponte c’erano 225 soldati della Compagnia navale d’assalto tedesca. Il primo settembre venne attaccata la fortezza polacca di Westerplatte.

 

Westerplatte è una penisola che si trova sulla foce di un ramo morto della Vistola. La costa è bassa e sabbiosa, battuta dal vento: chissà se quel giorno faceva freddo.

       
Arriviamo ai laghi Masuri dopo un temporale, il cielo si è rasserenato in breve tempo e ci fa godere un panorama rilassante, difficile immaginare che poco distante c’è uno dei luoghi più inquietanti dello stato maggiore nazista: la Tana del lupo (Wolfsschanze).
Così era chiamato il quartier generale di Rastenburg (in polacco Ketrzyn)  posto sul fronte orientale per arginare l’avanzata russa. Fu lì che nel 1944 il colonnello von Stauffenberg organizzò il fallito attentato a Hitler. La tana fu distrutta dagli stessi tedeschi quando l’Armata Rossa arrivò ai confini della Prussia orientale.
È rimasto tutto quasi come lo hanno lasciato, a parte la vegetazione che si è ripresa i suoi spazi.

           (Polonia, luglio 2013)
E dove tutto ebbe fine…
6 giugno 1944 iniziò l’operazione Overlord, lo sbarco alleato in Normandia.
Lungo la costa normanna sono ancora visibili le postazioni del Vallo atlantico, la gigantesca linea  difensiva costruita dai tedeschi e che si estendeva dal Mare del Nord all’Atlantico.
Ad  Arromanches per esempio.

E mi vengono in mente alcune descrizioni del Tamburo di latta di Günter Grass , di quando la compagnia del clown Bebra con la quale Oskar, il protagonista, si esibiva fu invitata al fronte per uno spettacolo per gli ufficiali e la truppa.
“Non era il placido Baltico che mi attendeva verde bottiglia, con singhiozzi di fanciulla. Era l’Atlantico, che da tempi immemorabili si esercitava nelle sue manovre: irrompeva con l’alta marea, si ritirava con la bassa marea.
E poi l’avemmo a portata di mano, il cemento armato. (…) aveva la forma di una tartaruga appiattita, e con feritoie, spioncini e parti metalliche di piccolo calibro guardava verso l’alta e bassa marea.” E di quando, a guerra finita Oskar ritorna in quei luoghi con l’amico pittore Lankes ex caporal maggiore conosciuto ai tempi della tournée e si crea una scena picaresca ricordando “le sei o sette suore che cercavano granchi tra gli asparagi Rommel” (Günter Grass, Il Tamburo di latta, Feltrinelli, 1974).
Gli “asparagi Rommel” erano dei pali di legno alti  cinque metri circa conficcati nel terreno lungo la linea di difesa, impedivano gli sbarchi nemici perché durante l’alta marea venivano sommersi e rappresentavano perciò un pericolo per gli scafi delle imbarcazioni. Il nome, seppure ironico, rende bene l’idea.

Infine eccoci a Omaha Beach. La suggestione è forte, il litorale si estende a perdita d’occhio. Questa spiaggia fu soprannominata “Bloody Omaha”, proprio qui durante il D-Day più ingenti furono le perdite di soldati americani.
Intanto piove a dirotto.
(Normandia, agosto 2015)



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