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Appunti di viaggio n. 5 - Ait Ben Haddou

Act 1
Pubblicato da in Impressioni di viaggio ·
Tags: viaggioappuntiMarocco
Come un’ombra che si stacca dal muro il ragazzo si accostò silenzioso, il contrasto tra la luce accecante del deserto e il buio di quell’androne lo rendeva ancora più scuro. L’incontro fu inaspettato perché il luogo fino a quel momento era deserto, lui però sembrava aspettarci, o meglio, sembrava aspettare qualcuno. Ci prese di sorpresa e ci fece quasi paura.
Aït Ben Haddou è un merletto di fango e d’argilla ai confini del deserto, passavano di là le carovane che dal Sahara arrivavano fino a Marrakech e poi di ritorno. Dichiarata patrimonio dell’UNESCO per la sua bellezza, riprodotta sui manuali di architettura come esempio urbanistico, nella cittadella si entra varcando una delle spesse porte ma prima si deve superare un fiume che nella bella stagione è ridotto a un rigagnolo. Lo si passa in equilibrio sulle grosse pietre che fanno da ponte.
Il ragazzo ci chiese di scrivergli una lettera per un’amica di Milano. Nemmeno per un momento credemmo al pretesto ma ci lasciammo trasportare tra le viuzze della kasbah fin dentro una casa dove una vecchia dal respiro pesante dormiva in una nicchia e una donna lavorava ad un rudimentale telaio mentre le galline le starnazzavano intorno. Salimmo le scale fino ad una terrazza bellissima circondata dalle torri; le altre case del villaggio erano più basse. La donna del telaio ci seguì e volle farsi fotografare contro il sole. Era vestita malamente, all’occidentale, non era giovane ma forse non vecchia quanto sembrava e mi colpì quella sua vanità di mettersi in posa per una foto che non avrebbe mai visto.
Dentro, nella stanza più in alto della casa, l’ombra era densa e dalle grate delle finestre entravano scie di pulviscolo secco. Bevemmo il tè alle foglie di menta che il ragazzo aveva preparato e dovetti scrivere la lettera, un compito al quale all’inizio avevo cercato di sottrarmi.
Così andò quella volta nel sud del Marocco ma ormai sono passati degli anni e il ricordo è sfumato. Nel vecchio ksar di Aït Ben Haddou adesso vivono in pochi e quella lettera scritta tempo fa, che con la foto della donna sulla terrazza condivide la gratuità di un atto di cui non ho ancora compreso il significato, chissà se avrà mai avuto una risposta.




1 commento
2017-12-25 21:10:16
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