Crescete e consumate - ACT1 - BLOG di Alessandra Nardon - Act 1

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Crescete e consumate

Act 1
Pubblicato da in Parliamo di scuola ·
Tags: opinionidiscussione
E' iniziata la scuola e come sempre in questo periodo i cortili si rianimano con il vociare dei ragazzi che si affrettano per non far tardi al suono della campanella, gli insegnanti si entusiasmano per i nuovi progetti pensati per l'anno che incomincia, i genitori si destreggiano tra libri che non sono ancora arrivati, le circolari da leggere e le comunicazioni da firmare. Tra settembre e ottobre, se ci mettiamo anche gli scuolabus, è tutto un movimento. E quale momento migliore di questo per il risveglio dei “benefattori”... quelli che sono pronti a “regalare” materiale didattico (soprattutto informatico che va per la maggiore) ma anche attrezzature sportive e tutto ciò che può essere utile nella pratica scolastica o a proporsi per progetti “educativi”?
Supermercati, catene di fast food, banche, tutti a far gara con una ridda di proposte per trovare un posticino nell'offerta didattica delle singole scuole con idee che si assomigliano del tipo “più compri più punti guadagni più vieni premiato” oppure “dai retta a noi, ti spieghiamo come funziona il mercato, ti sveleremo i segreti del commercio” e via di questo passo. Bene, si dirà, soprattutto in tempi di vacche magre, perché non approfittare?
Già, perché?
Perché lo sapevano bene i latini che mica per niente avevano mutuato dal diritto la formuletta “do ut des” che non è proprio quel che si dice un esempio di liberalità. Intendiamoci, qui non si sta dicendo che le politiche di marketing volte alla fidelizzazione del consumatore non siano legittime, tutt'altro ma su terreno diverso e con altri soggetti, non a scuola e non con i ragazzi. Sembra addirittura banale ricordarlo ma la scuola dovrebbe sviluppare il senso critico, orientare nel mondo, fornire strumenti di analisi e, in definitiva, formare donne e uomini consapevoli non consumatori.
Entrare in questo meccanismo però è facile, lo si fa senza accorgersene. “Tanto l'avrei comprato comunque, in più posso aiutare la scuola di mio figlio”, pensa l'acquirente convinto della sua scelta. Infatti, ognuno può regolarsi come vuole, fare la spesa dove gli fa più comodo e passare le serate dove preferisce. Chi invece dovrebbe avere una coerenza e certe cose le dovrebbe valutare con minor disinvoltura è proprio la scuola e gli insegnanti che magari hanno approvato un Piano dell'Offerta Formativa in cui è inserita l'educazione alimentare o che durante le lezioni cercano di sviluppare nei discenti il senso critico nei confronti dei consumi consapevoli e di informare i ragazzi sulle storture di una globalizzazione economica che guarda solo al profitto.
Che dire poi del pluralismo di cui un'istituzione pubblica e laica dovrebbe essere il simbolo? Privilegiare l'acquisto in un supermercato anziché in un altro, ospitare quella banca e non l'altra o incoraggiare la frequentazione di un fast food non è proprio ciò che si dovrebbe fare. Ma, certo, a voler applicare alla lettera il principio del pluralismo come si fa? si dovrebbe lasciare spazio a tutti gli attori sulla piazza con il risultato di fare della scuola un vero e proprio mercato. Sarebbe davvero troppo! Ed ecco allora che in quel movimento di cui si diceva all'inizio ci si mette anche il “benefattore” perché, si sa, è importante arrivare tra i primi...
Francamente credo ci sia qualcosa di meglio che possiamo offrire ai ragazzi.



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