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Le magliette

Act 1
Pubblicato da in Parliamo di scuola · 13 Giugno 2019
Oggi i ragazzi discutevano sui nomi da mettere sulle magliette. È ormai tradizione che anche in terza media alla fine dell’anno scolastico si indossi “la maglietta” della classe. Da giorni cercano di trovare un nome e un motto che li rappresenti.
 
A qualcuno è venuto in mente Yin e Yang per due che sono inseparabili: cercano in Internet la conferma e si perdono nelle alternative…
In altri tempi avrebbero proposto Cip e Ciop ma le cose sono cambiate, la New Age ha preso il posto dei cartoni animati, almeno di quei cartoni animati.
 
Ritorno alla mia esperienza delle medie: avrei saputo, per ognuno, trovare un soprannome, un epiteto che lo identificasse? Per qualcuno sì (lo ricordo ancora) ma forse non per tutti. Quindi, come criticarli?
 
Mi sembra comunque che questi ragazzi, che ricorrono a Internet per trovare nomi per compagni che dovrebbero conoscere e frasi “originali” che definiscano il gruppo di cui fanno parte, siano fuori strada. Sono stati insieme per tre anni e qualcosa di ognuno di loro dovrà pur averli colpiti. Provo a suggerire un’idea (mi sembra che sia anche spiritosa) ma non ha l’esito che mi sarei aspettata: dalle loro risposte si misura la distanza che c’è fra di noi. Parliamo la stessa lingua ma non ci capiamo, e anche Cip e Ciop cadono dall’albero.


 
Come posso arrivare a toccare le loro corde se non usiamo gli stessi codici, se la lingua, pur essendo la stessa, veicola altri significati? Quanti passi dobbiamo fare gli uni verso gli altri per trovare un punto in comune? Non so fino a quanto sia giusto proporre un mio punto di vista o invece sia bene assecondare il loro. Forse è il problema di sempre nel rapporto tra generazioni ma, a volte, sento che siamo davvero troppo lontani e mi avvilisco in cerca di mediazioni e compromessi. È vero che le prospettive non sono mai nette ma c’è un discrimine che mi fa rigettare un’idea e tenerne un’altra, e quello dovrebbe essere il punto di equilibrio. Non sto ovviamente parlando delle cose marginali, come le magliette, che sono solo un’occasione per riflettere, ma gli stessi interrogativi si possono riproporre in tutte le questioni: sono soprattutto quelle “importanti” che mi interessano. Probabilmente è sempre stato così, forse il processo di formazione richiede una sedimentazione, ha bisogno di tempo e il tempo smussa le posizioni troppo radicali; se sono state importanti, le idee dei più vecchi ritornano nella nostra vita. Forse è così ma ce ne rendiamo conto sempre con fatica.
 

Non so come andrà a finire questa storia, dove troveranno le idee che mancano ma ho la sensazione che affidarsi unicamente alla ricerca in rete non sia un buon metodo, che li banalizzi e li impoverisca. Offrire l’alternativa: io ci provo sempre, magari più avanti se ne ricorderanno.
Intanto, però, c’è il problema delle magliette, e quello è il più urgente, adesso.

(Illustrazioni: Rosanna Nardon)



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