Pagine e luoghi: gli ambienti della letteratura decadente

Alessandra Nardon
Scrivere, leggere, fare teatro
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Pagine e luoghi: gli ambienti della letteratura decadente

Act 1
Pubblicato da Alessandra Nardon in Recensioni libri · 21 Giugno 2022
Tags: PirandellodecadentismoDucrot
Nella prima parte dell'articolo, con riferimento all'estetismo decadente, non si poteva prescindere dalla figura di Gabriele D'Annunzio, scrittore che non rimase circoscritto al panorama italiano ma per i suoi modi e le sue mode fece scuola anche in Europa. Ricorrendo a categorie attuali - cosa che per altro mi piace poco poiché  la semplificazione spesso non tiene conto del tempo che costituisce sempre una dimensione importante con cui misurare l'analisi – seguendo però la tendenza dei divulgatori contemporanei direi che la vita e l'opera di D'Annunzio siano quelle di un “influencer” ante litteram che, senza la mediazione tecnologica, è riuscito a orientare il gusto delle classi medio-alte come pochi altri hanno saputo fare. Cosa che lo rende anche a distanza di tempo una figura moderna.
Lo stile di vita dannunziano trova estimatori ed epigoni ai suoi tempi sia nella vita che in campo letterario ma non mancano anche quelli che osservano con distacco o addirittura ne fanno una parodia. Per rimanere all'interno del perimetro letterario e i suoi rapporti con il gusto dell'epoca, infatti, alle opulente descrizioni dannunziane fa eco contraria la descrizione del villino nel romanzo di Pirandello Suo marito o il crepuscolarismo gozzaniano che, con intelligente ironia, ribalta, in una visione più dimessa e prosaica, l'estetismo in voga.

Merita riportare un passo dal sopra citato romanzo pirandelliano uscito nel 1911, non prima però di averne sinteticamente delineato il contesto. Giustino Boggiòlo, un oscuro impiegato che ha profuso tutti i suoi sforzi nel promuovere l'attività di scrittrice di sua moglie Silvia Roncella che dovrebbe essere la protagonista della storia ma a cui lui ruba letteralmente la scena, riesce a imporsi nel mondo letterario sopportandone le meschinità e la derisione cui è fatto oggetto pur di ottenere il successo, apparentemente per la moglie, in realtà per se stesso. Giunto all'apice della fama, acquista un villino, una tipologia abitativa della media borghesia “in quella via nuova, tutta di villini, di là da Ponte Margherita, ai Prati, in via Plinio; uno dei primi, con giardinetto attorno, cancellata e tutto.” Boggiòlo replica alle critiche che gli vengono mosse perché la zona è fuori mano dicendo che “la via è signorile e con due passi si arriva al Corso”.


Palermo, Villino Florio all'Olivuzza, uno dei primi esempi di Liberty in Italia

Nella descrizione degli interni Pirandello indugia con un sottinteso intento antidannunziano che diventa esplicito distacco nell'atteggiamento della moglie che non apprezza gli sforzi fatti dal marito per ben apparire. Lui intanto continuava a magnificare “la finezza, la convenienza, il gusto” di quelle suppellettili. “Vedi? Di porcellana... Sono del... (…) Ah, già, del Lerche... Lerche, norvegese... Pajono niente; eppure, cara mia... costano! Costano! Ma che finezza, eh?... questo gattino, eh? Che amore! Sì, andiamo innanzi, andiamo innanzi... Tutta roba del Ducrot!... È il primo, sai? (…) Non c'è che lui... Mobili del Ducrot! Tutti mobili del Ducrot...
Anche questo... E guarda qua questa poltrona... come la chiamano? Tutta di pelle fina... non so che pelle... Ne hai due compagne su nello studio... pure del Ducrot! Vedrai che studio!” E continua su questo tono a illustrare tutte quelle cose e quelle raffinatezze che non aveva ben assimilato ma le comprendeva necessarie per avere un posto in quella società.

Palermo, Villino Florio all'Olivuzza, soffitto ligneo e scale (Ducrot)

Si diceva all'inizio dell'ansia di apparire delle classi medio-alte, sentimento mai sopito e che nel nostro tempo si è esteso a tutta la società; nei romanzi dell'epoca questa vera e propria smania si riflette nella ricchezza di descrizioni, nella dovizia di particolari e ridondanza della forma stilistica, un vero e proprio abuso della figura dell'ipotiposi, tanto da riuscire, quelle descrizioni, a volte pesanti e noiose.


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