Storia dell'Adriatico

Alessandra Nardon
Scrivere, leggere, fare teatro
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Storia dell'Adriatico

Act 1
Pubblicato da Alessandra Nardon in Recensioni libri · 19 Novembre 2023
La Storia dell’Adriatico di Egidio Ivetic, docente si Storia moderna e Storia del Mediterraneo all’Università di Padova, è un viaggio attraverso i secoli e i luoghi di questo mare che è frontiera e punto di incontro tra Occidente e Oriente. Con uno stile leggero, ma non per questo meno rigoroso, il professor Ivetic ripercorre le tappe che dall’antichità hanno reso questo mare chiuso un luogo di scambio, dove si sono intrecciate le vicende e le sorti di popolazioni, diverse per cultura, religione, sentimenti politici, ma che hanno trovato in questo bacino il minimo comun denominatore che ha dato loro una specificità. Una specificità che ha riguardato non solo i popoli rivieraschi ma che ha determinato anche la fisionomia dei popoli dell’entroterra che con le coste si sono rapportati.
 
L’Adriatico come elemento di unione dunque, pur nei diversi interessi, “una regione storica, ma anche uno spazio di contemplazione su ciò che sono state le diverse civiltà e culture lungo le sue sponde”.
 
Così l’autore ripercorre le epoche del Mare Superum, come veniva definito dai romani in contrapposizione al Mare Inferum, il Tirreno, dalle prime identificazioni che lo vedevano un golfo dello Jonio (Jonois kolpos) per i greci per diventare dal IV secolo Adriatike talassa e poi indietro fino a ritrovare le tracce umane dell’epoca neolitica; “illirici, messapi, piceni, greci, romani, slavi, veneziani, normanni, regioni e città, civiltà, imperi, stati fino alle sette nazioni della modernità: tutti protagonisti di questa storia, di questo mare e di una comune eredità culturale”. Il libro si sviluppa raccontando il susseguirsi di vicende che hanno coinvolto popolazioni diverse attratte da questo mare-cerniera che per lungo tempo ha visto Venezia come la Dominante fino ad arrivare al declinarsi delle nazionalità e al conseguente problematico Novecento.
 
Ma si diceva di Venezia, “Adriatico e Venezia dunque come binomio indissolubile” ma anche un rapporto complesso tra litorale e terraferma che permise la convivenza di popolazioni diverse per lingue e cultura creando una struttura di rapporti a livello locale tra comunità differenti e stringendo patti con istituzioni più grandi.
 
L’Adriatico divenne un nodo cruciale per l’assetto geopolitico tra l’occidente e l’oriente soprattutto dopo la prima guerra mondiale quando divenne sempre più evidente la dicotomia tra città e campagna che ha da secoli caratterizzato l’Adriatico orientale e soprattutto “riaffiorarono tutte le aspettative di chi fece e subì la guerra”. L’ingerenza della politica statunitense che, con i quattordici punti del presidente Wilson si dimostrò contraria ai patti segreti, - come lo era stato quello di Londra in forza del quale l’Italia entrò in guerra - e favorevole a una ridefinizione dei territori dell’ex impero austro-ungarico e ottomano in base al principio di autodeterminazione dei popoli, la nascita della Jugoslavia dall’unione di province austriache, ungheresi e ottomane a cui Francia e Gran Bretagna guardavano con favore, il malumore italiano per la piega che le trattative di Versailles avevano assunto e la conseguente vicenda fiumana di Gabriele D’Annunzio resero l’Adriatico il teatro di uno scontro tra nazionalità diverse e aprirono la strada a una contrapposizione ideologica che durante gli anni del ventennio divenne sempre più accesa. Fu in questo periodo che per la Venezia Giulia si aprì la questione del rapporto dello Stato italiano con le minoranze presenti in esso e della non identificazione dell’idea di frontiera con quella di confine di una nazione. Era stato Graziadio Isaia Ascoli che già nella seconda metà dell’Ottocento aveva definito la parte nord-orientale d’Italia come Le Venezie adducendo l’esistenza di una identità italiana di tipo culturale e linguistico al confine con il mondo tedesco e slavo e tale identità aveva fornito la motivazione nobile del conflitto.
 
E poi ci fu il secondo conflitto mondiale, la guerra fredda e la dissoluzione della Jugoslavia, in ognuno di questi tempi l’Adriatico ebbe un ruolo suo specifico perché se fu reale la contrapposizione e la radicalizzazione di posizioni ideologiche e rivendicazioni nazionali fu altrettanto vero che quel concetto di mare-cerniera riuscì a tenere, con fatica, malamente rabberciato, sofferente ma capace di superare gli eventi per rivendicare oggi una sua autonomia e le prerogative di essere appunto un luogo di incontro.
 
Tutto questo viene affrontato con una narrazione molto chiara e coinvolgente nel libro del prof. Ivetic. Ma c’è anche altro: una storia che si fa geografia nella definizione dei luoghi, una puntuale ricognizione dei monumenti e dei manufatti dei territori considerati che mette sempre in relazione la parte a occidente, quella italiana, più compatta pur nella sua difformità tra nord e sud, con quella a oriente frammentata e divisa.
 
Insomma, un viaggio nella storia che prelude ad un viaggio reale per ricercare quel passato e quei luoghi già conosciuti che piano piano si ripresentano nella memoria o che, mai visitati, meritano il nostro interesse futuro.
 
 
Egidio Ivetic, Storia dell’Adriatico, Il Mulino, Bologna, 2019.


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