Dordolec - Albania
Pubblicato da Alessandra Nardon in Impressioni di viaggio · Domenica 25 Gen 2026 · 2:30
Tags: Albania, Tirana, Dordolec
Tags: Albania, Tirana, Dordolec
In quale rapporto stanno le
vecchie usanze con la modernità?
La domanda si presenta quasi come
un ossimoro e sembra non avere risposta ma forse nello spazio di una vacanza
estiva ci si può rendere conto che le due cose non sono così antitetiche come
potrebbero sembrare.
Girando per l’Albania non si
possono non notare degli orsetti di peluche o altri pupazzi, spesso di grandi
dimensioni, appesi ai terrazzi e alle impalcature di case non completate. Ce
n’è uno anche fuori dall’aeroporto di Tirana, un giocattolo che, come se fosse caduto
da chissà dove, sembra impigliato sulla moderna facciata metallica lavorata
come un merletto. Sono la versione moderna (e forse un po’ globalizzata) dei dordolec, gli spaventapasseri contro il
malocchio. Già in passato la loro funzione era quella di spaventare i
malintenzionati, di allontanare il malocchio, erano dei fantocci vestiti con
abiti logori come siamo abituati a vederne ancora nelle campagne. Poi, in epoca
di regime, si sono persi.

Adesso, invece, dopo che anche in Albania si è
sviluppata un’economia di mercato e gli stili di vita non sono più livellati,
il timore dei proprietari di case è quello di attirare l’invidia dei vicini e
quindi il dordolec ha assunto la funzione
di allontanare dalla famiglia i pensieri poco benevoli. Apparentemente è un
aspetto folcloristico, un recupero del passato forse trascurabile se non fosse
per la sua insistenza, in realtà racconta molto del cambiamento avvenuto in
quel paese, dei sentimenti, delle rivalità, delle paure che inevitabilmente il
capitalismo impone e anche della strada che l’Albania ha iniziato a percorrere.
Stupisce infatti l’accelerazione
con cui il Paese si sta modernizzando: la prima sensazione che si ha è
rassicurante poiché il modello di sviluppo è conosciuto e sperimentato da chi
viene da fuori ma ben presto quella sicurezza si trasforma in disagio. La
cementificazione di cui sono oggetto le belle coste del Paese, luoghi che ci si
aspetterebbe di trovare più naturali e adatti all’uomo e che invece si stanno
ricoprendo di residence per facoltosi
turisti perlopiù stranieri, di centri commerciali, di alberghi, lascia davvero
stupiti e amareggiati. Ricorda lo sfregio subito decenni fa anche da parte del
nostro territorio e vien da chiedersi se il progresso, il miglioramento sociale
debba proprio passare per uno sviluppo così forzato, impersonale e, alla fine,
per una perdita di identità.
Così i dordolec, retaggio di una tradizione, hanno finito per
rappresentare la modernità, un cambio di prospettiva, l’idea che ciò che è nostro
possa creare invidia, un atteggiamento individualista di chiusura all’altro che
porta inevitabilmente all’atomizzazione della società.
