Frammenti di verità a teatro
Pubblicato da Alessandra Nardon in Recensioni libri · Giovedì 05 Dic 2024 · 3:00
Tags: Teatro, nessuno, frammenti, training, attore
Tags: Teatro, nessuno, frammenti, training, attore
Ho conosciuto Sandro Conte
diversi anni fa quando ho partecipato ad un suo seminario a Roma al Teatro di
Nessuno di cui è direttore. In quell'occasione si era rinnovato il mio
entusiasmo per l’applicazione del teatro nella didattica, prassi a cui mi
dedicavo già da tempo, ma che forse si era un po’ adagiato su schemi troppo
sicuri e collaudati.
Ho ritrovato quella stessa
passione leggendo il suo libro, Frammenti di verità a teatro, uscito quest’anno
per le edizioni Editoria & Spettacolo.
In questo libro, ma meglio
sarebbe definirlo manuale operativo per attori, registi, pedagoghi mutuandone
il sottotitolo, Sandro Conte riesce a dosare in maniera equilibrata la parte
teorica, quella esperienziale e quella pratica degli esercizi. La lezione di
Stanislavskij fa da sottofondo a tutto il lavoro, ad essa si aggiunge la
sperimentazione di Grotowski e la frequentazione dei laboratori di Eugenio
Barba. Quelli citati però sono solo gli estremi del percorso di Sandro Conte e
del Teatro di Nessuno, nel testo vengono proposti altri nomi importanti nella
sperimentazione e pratica teatrale, Lee Strasberg, ad esempio, o Ryzard
Cieslak, e ancora Michail Checov o Etienne Decroux, solo per citarne alcuni.
Insomma un ricco compendio di posizioni e modi di operare in ambito teatrale. Su questo terreno Sandro propone
il suo training attoriale, una serie di esercizi sempre finalizzati ad un
obiettivo reso esplicito dalle esaurienti spiegazioni presenti nel testo. Non
mancano, come si è detto, i riferimenti alle esperienze collezionate in anni di
attività teatrale, come quella all’ISTA (International School of Thetra
Anthropology) in Polonia.
Una struttura composita che è
tenuta assieme dal collante della pratica teatrale, nella ferma convinzione, apparentemente
ovvia ma che viene ben motivata in tutta l’opera, che per fare l’attore non è
necessaria una “illuminazione divina” ma “quanto più sarà solida la tua
tecnica, tanto più coinvolgerai lo spettatore”.
Il libro propone in appendice,
oltre a un’utile biografia presentata come “consigli di lettura” opportunamente
introdotti da un breve commento su ogni libro, alcuni stralci dell’opera di
Stanislavskij e il Manifesto per un nuovo teatro, 1968 di Pier Paolo Pasolini.
Tutti i dieci frammenti di verità
che compongono il libro terminano con un “se…”. Cosa vuol significare? Mi piace
attribuire a quella parola l’idea della possibilità, dell’apertura verso il
mondo e verso l’altro, o ancora di qualcosa che, prima indeterminato, diventa
reale e concreto nella pratica teatrale. Quel “se” è, in definitiva, la
metafora del lavoro dell’attore. Sostiene questo mio convincimento l’uso dei
puntini di sospensione che lasciano supporre proprio questo, oltre,
naturalmente, la coerenza espositiva di tutto il lavoro.
E non è un caso che la prima citazione che Sandro
Conte ha scelto in apertura del suo lavoro sia tratta dal principio di indeterminazione di Werner Heisenberg.
Qui, nel teatro,
non si tratta però di rimettere la realtà “al gioco del caso”, come sostiene il
fisico tedesco, ma di dare alla realtà una delle tante forme che essa può
assumere. Ciò che è appunto il ruolo del teatro.
Sandro Conte, Frammenti di verità a teatro, Editoria & Spettacolo, Bari, 2024
