Appunti di viaggio n. 25 - Il Sacrario militare di Caporetto

Alessandra Nardon
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Appunti di viaggio n. 25 - Il Sacrario militare di Caporetto

Act 1
Pubblicato da Alessandra Nardon in Impressioni di viaggio · 9 Aprile 2022
Tags: CaporettosacrariograndeguerraSloveniaIsonzo


Il Sacrario militare di Caporetto è l’unico cimitero militare italiano della prima guerra mondiale in territorio sloveno. Vi sono raccolte le spoglie di 7014 caduti, di cui più di mille ignoti. L’impianto a gradoni ha forma ottagonale ed è simile a quello del Sacrario di Redipuglia, la scritta “presente” campeggia su tutte le nicchie ad arco che contengono i resti dei soldati.


 
L’opera fu progettata dagli stessi architetti e scultori del sacrario italiano, Greppi e Castiglioni e, come per Redipuglia, l’opera fu inaugurata nel 1938 da Mussolini durante la sua visita in questi territori quando, a Trieste, diede l’annuncio della imminente proclamazione delle leggi razziali.
 
Tutto questo è storia, con i suoi ricordi, le sue inquietudini, i suoi presagi...





Adesso la visita al Sacrario, che è posto in posizione elevata rispetto al paese (per accedervi si percorre una strada in salita segnata dalle stazioni della via crucis in forma di edicole scolpite nelle pietra), infonde un senso di tranquillità come se quei lastroni di bronzo che racchiudono le spoglie dei soldati segnassero il limite tra la guerra e la pace.
 
Illusione: la storia insegna sempre a uno studente svogliato e le cose si sono ripetute e continuano a ripetersi.
 
Però la sensazione di pace rimane, così come a Redipuglia.









 
L’Isonzo, fiume conteso, scorre in basso, attorniato da montagne; segna meandri e a tratti diventa insidioso con rapide improvvise: siamo ancora vicini alla sorgente e il suo carattere torrentizio si manifesta con prepotenza ma il suo corso si farà più largo e tranquillo lungo la valle che lo porta a Gorizia e, per l’ultimo tratto italiano, fino alla foce.







Ungaretti, nella sua poesia “I fiumi”, lo considera come ciò che riassume tutte le sue esperienze di vita e ne fa un bilancio (questi sono i miei fiumi/contati nell’Isonzo) e quella serenità data dallo scorrere delle sue acque, di “quelle occulte mani” che avvolgono e “intridono” ci comunicano ancora, pur in momenti e con presagi di guerra, ora come allora, una “rara felicità”.

 

Stamani mi sono disteso
In un’urna d’acqua
E come una reliquia
Ho riposato






L’Isonzo scorrendo
Mi levigava
Come un suo sasso
Ho tirato su
Le mie quattro ossa
E me ne sono andato
Come un acrobata
Sull’acqua

 


Questo è l’Isonzo
E qui meglio
Mi sono riconosciuto
Una docile fibra
Dell’universo

 


Questi sono i miei fiumi
Contati nell’Isonzo
Questa è la mia nostalgia
Che in ognuno
Mi traspare
Ora ch’è notte
Che la mia vita mi pare
Una corolla
Di tenebre

 
 
Giuseppe Ungaretti, I Fiumi
(Cotici il 16 agosto 1916)



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