Pagine e luoghi: Giuseppe Ungaretti, Natale
Pubblicato da Alessandra Nardon in Recensioni libri · Mercoledì 25 Giu 2025 · 2:15
Questa poesia dal titolo semplice, Natale, fa parte della raccolta L'Allegria, pubblicata nel 1931, nella quale sono confluite le due precedenti opere Il porto sepolto e Allegria di naufragi a cui in origine apparteneva la poesia.
A dispetto del titolo che potrebbe evocare stati d'animo gioiosi e di festa, in essa è espressa tutta la stanchezza del poeta che, ottenuta una licenza dal fronte, si trova a Napoli in casa di amici nel dicembre del 1916.
Ungaretti era stato arruolato l'anno prima e dopo pochi mesi assegnato al 19° Reggimento sul Carso. Il 1916 fu l'anno in cui gli austroungarici utilizzarono per la prima volta i gas asfissianti contro le truppe italiane tra il Monte San Michele e il paese di San Martino del Carso. Poco più di un mese dopo, agli inizi di agosto, l'esercito italiano conquistò Gorizia.
Ungaretti riuscì a scampare l'eccidio del San Michele perché in quel momento si trovava con il suo battaglione nelle retrovie, a Versa.
In dicembre, come già detto, ottenne una licenza che lo portò a Napoli.

(Napoli il 26 dicembre 1916)
Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di stradeHo tanta
stanchezza
sulle spalleLasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticataQui
non si sente
altro
che il caldo buonoSto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare
Il testo di questa lirica è giocato sulla contrapposizione tra lo spazio interno, la casa che lo accoglie con il “caldo buono” del camino e il “gomitolo di strade” della città dove il poeta non ha voglia di “tuffarsi”.
Secondo lo stile ermetico, di cui Ungaretti fu uno dei massimi esponenti, i versi sono frammentati per restituire alla parola isolata dal resto tutta la sua pregnanza. Una serie di allitterazioni muovono il ritmo subito spezzato dai numerosi enjambement. Non ci sono rime e il testo procede in maniera quasi prosaica a sottolineare forse l'ordinarietà di una situazione che di ordinario ha ben poco. Questo registro colloquiale e si può dire quotidiano sembra essere la spia di una rassegnazione agli eventi, il risultato di quella stanchezza non solo fisica che la guerra impone all'uomo: lasciatemi così/ come una/cosa/posata/in un/angolo/e dimenticata.
L'analogia conclusiva che evoca il gioco infantile delle capriole giustapponendolo alle capriole di fumo del focolare apre però alla speranza e, ancora una volta, alla vita.
